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L’impronta ambientale: definizione e caratteristiche

L’interesse della comunità internazionale in relazione alle tematiche ambientali è cresciuto sensibilmente negli ultimi anni, portando ad un progressivo condizionamento dei mercati di tutto il mondo. 

Le Nazioni Unite, fissando gli obiettivi di sviluppo sostenibile noti come SDGs – Sustainable Development Goals (UN, 2015), hanno sottolineato la necessità di adottare un approccio basato sul ciclo di vita per raggiungere dei livelli di produzione e consumo più sostenibili, imponendo ad aziende pubbliche e private del territorio l’adozione di strumenti per misurare e quantificare le proprie performance in termini di sostenibilità. 

La misurazione dell’impronta ambientale costituisce a tal proposito uno degli strumenti che più ha trovato diffusione nel panorama internazionale al fine di poter quantificare il livello di sostenibilità di prodotti e servizi.

Impronta ambientale: una definizione

Tale approccio si basa sulla metodologia dell’analisi del ciclo di vita, normata a livello internazionale dagli standard ISO 14040 (ISO, 2006) e ISO 14044 (ISO, 2018), che permette di quantificare i potenziali impatti ambientali di un prodotto, processo o servizio tramite l’utilizzo di specifici indicatori di impatto, quali ad esempio emissioni di gas serra, consumo idrico, consumo di risorse.

Di fatto, con il termine “footprint” (“impronta”) ci si riferisce alla metrica adottata per indicare i risultati di uno studio di analisi del ciclo di vita relativi ad una specifica “area of concern” (“area di interesse”).

Le diverse denominazioni di impronte ambientali: Carbon Footprint, Water Footprint e Product Environmental Footprint

Quando l’analisi del ciclo di vita si focalizza solo su un singolo aspetto ambientale, ecco che si parla ad esempio di Carbon Footprint, secondo lo standard internazionale di riferimento ISO 14067 (ISO, 2018) quando si vuole valutare gli effetti a livello di cambiamento climatico.

In caso di valutazione degli effetti a livello di utilizzo delle risorse idriche, si parla di Water Footprint, secondo lo standard internazionale di riferimento ISO 14046:2014.

Con lo scopo di ridurre e semplificare il più possibile l’utilizzo dei molteplici metodi ed delle differenti etichette ambientali ad oggi disponibili, muovendosi dunque nell’interesse sia dei produttori/fornitori che dei consumatori, in merito all’impronta ambientale di prodotto (PEF – Product Environmental Footprint) ed organizzazioni (OEF – Organization Environmental Footprint) la Commissione Europea ha emanato la Raccomandazione 2013/179/UE relativa “all’uso di metodologie comuni per misurare e comunicare le prestazioni ambientali nel corso del ciclo di vita dei prodotti e delle organizzazioni”.

L’adozione di tali indicatori mira a rafforzare gli impegni volontari, da parte del settore privato ma anche del settore pubblico, connessi alla quantificazione e al miglioramento delle prestazioni ambientali dei prodotti e servizi erogati, alla luce anche della loro importanza in ottica di incremento della competitività nei mercati di riferimento creando al contempo maggiore consapevolezza nel consumatore verso scelte più responsabili.