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ISO 14046 e Water Footprint: cosa c’è da sapere

Per rispondere alle esigenze di gestione maturate dalle imprese, a partire dagli anni ‘90 la comunità scientifica ha elaborato diverse metodologie riconducibili al concetto di Water Footprint, noto anche come impronta idrica

Dalla sua introduzione sono seguite tuttavia diverse definizioni, ognuna associata a modelli di calcolo spesso basati su principi ed approcci contraddittori: considerata la rilevanza internazionale della gestione delle risorse idriche e l’impatto negativo della coesistenza di modelli diversi, si è sentito il bisogno di sviluppare uno standard riconosciuto in tutto il mondo, che fosse sinonimo di garanzia e trasparenza dei risultati. 

Nel 2009 sono quindi iniziati i lavori per la pubblicazione di un nuovo standard internazionale, la norma ISO 14046 sulla Water Footprint: “Environmental management – Water Footprint – Principles, requirements and guidelines”

La Water Footprint: definizione e caratteristiche

Pubblicata nel luglio 2014 e recepita di recente anche a livello nazionale, la norma prevede che la Water Footprint sia una “misurazione dei potenziali impatti ambientali che un prodotto, un processo od un’organizzazione possono avere sulle risorse idriche, in un’ottica di ciclo di vita” (ISO, 2014). Questa definizione presenta dei forti caratteri innovativi, in grado di guidare le imprese verso la sostenibilità della gestione delle risorse idriche

Gli studi sull’impronta idrica seguono fedelmente i passi previsti dalla più storica e conosciuta metodologia del Life Cycle Assessment – LCA (ISO, 2006), ovvero la metodologia per l’analisi del ciclo di vita di un prodotto o di un processo per quantificarne i potenziali impatti ambientali. Il legame tra questi metodi di analisi è molto forte, tanto che uno studio della Water Footprint può presentarsi a sé stante o integrato all’interno di un più completo LCA. 

Le fasi di studio ed analisi della Water Footprint

Lo studio sull’impronta idrica viene quindi strutturato in quattro fasi.

  1. La prima fase prevede la definizione dello scopo e del campo di applicazione: questa risulta molto importante al fine di guidare i successivi passaggi e rispondere alle esigenze dell’azienda che ha commissionato lo studio. 
  2. A questa fase segue l’analisi di inventario. Consiste nella raccolta di tutti i dati necessari a valutare come i processi e/o il prodotto in esame interagiscono con l’ambiente ed in particolare con le risorse idriche. In particolare, è utile raccogliere dati volumetrici di prelievi e scarichi, ma anche parametri qualitativi relativi ai rilasci in acqua ed in atmosfera.
    In questa fase è inoltre necessario raccogliere informazioni relative alle regioni dove avvengono i processi e al loro eventuale carattere stagionale: è importante considerare come può variare la disponibilità di risorse nelle diverse regioni e nei diversi mesi dell’anno. 
  3. I dati raccolti vengono poi utilizzati per la quantificazione dei potenziali impatti ambientali: la tabella di seguito riporta alcuni degli impatti che è possibile studiare grazie a questa metodologia.
  4. L’analisi e l’interpretazione dei dati consente infine di poter rispondere alle domande poste nella prima fase di definizione dello scopo e del campo di applicazione.
CATEGORIA DI IMPATTOSIGNIFICATO
Scarsità idricaValuta il peso dei nostri consumi di risorsa in termini volumetrici sulla disponibilità di risorse idriche locali
Eutrofizzazione dell’acqua dolceValuta gli effetti del rilascio di sostanze nutritive in acqua dolce (i.e. N) che alla lunga possono portare alla moria dei pesci
AcidificazioneValuta gli effetti del rilascio di inquinanti in aria (e.g. NOx) e del relativo impatto sull’acidità delle piogge
EcotossicitàValuta gli effetti del rilascio di composti chimici tossici direttamente in acqua ed i suoi effetti sull’uomo e sugli ecosistemi

Le diverse esigenze di analisi e la flessibilità nei risultati 

Una cosa molto importante da sottolineare è come i risultati di uno studio sull’impronta idrica possano essere rappresentati in modo diverso, per rispondere alle diverse esigenze che un’azienda ha nella gestione delle risorse (Manzardo et al., 2015). La norma prevede infatti un’ampia flessibilità in merito, così da garantire una più diffusa applicazione. 

Tale flessibilità viene concessa grazie alla scelta di un profilo di indicatori, che risulta particolarmente utile nell’analisi di problemi di gestione della risorsa, o un singolo indicatore riassuntivo che, al contrario, può supportare logiche di comunicazione agli stakeholders, con le dovute accortezze e garanzie.

Ad esempio, un’azienda potrebbe essere infatti interessata a studiare solo i propri impatti relativi alla scarsità idrica: in questo caso si affronterebbe solo l’aspetto del consumo volumetrico, ottenendo quello che viene definito Water Scarcity Footprint.

Oppure, un’altra realtà, magari per ragioni legate al rilascio in acqua o in aria di composti chimici particolarmente nocivi, potrebbe essere interessata a valutare gli aspetti qualitativi: in questo caso l’azienda otterrebbe il cosiddetto Water Degradation Footprint.
Se infine tutti gli impatti significativi sono considerati, allora l’azienda può ottenere una Water Footprint completa. 

L’esempio in Figura 1 riporta un risultato di Water Scarcity Footprint per un litro di una bevanda a base di cereali biologici.

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Figura 1: Water Scarcity Footprint per un litro di bevanda a base di cereali biologici (Manzardo, 2014)

Le possibili applicazioni: perché adottare la Water Footprint?

Lo studio della Water Footprint, così come previsto dallo standard ISO 14046, può costituire un valido strumento in diversi casi applicativi. Si tratta infatti di uno standard adattabile ad ogni realtà organizzativa e produttiva. 

  • A livello di organizzazione, l’analisi dell’impronta idrica può dare un valido contributo alla comprensione dei problemi legati alla gestione dell’acqua in realtà particolarmente colpite, e all’individuazione di soluzioni di efficientamento e di riutilizzo della risorsa. 
  • Può essere utilizzata come strumento di monitoraggio delle performance ambientali, con uno sguardo anche alla comunicazione agli stakeholders istituzionali e privati. 
  • Grazie alla base di approccio del ciclo di vita, può contribuire a rendere operative logiche di valutazione delle performance ambientali dei fornitori, e alla definizione di possibili partnership.
  • Quando indirizzato all’analisi di uno o più prodotti, lo studio dell’impronta idrica può essere utilizzato per avviare processi di eco-design.
  • La garanzia scientifica del metodo può essere una risorsa informativa per il pubblico, per dimostrare l’impegno alla salvaguardia delle risorse naturali da parte dell’azienda e per rispondere a programmi nazionali ed internazionali di sensibilizzazione e comunicazione rivolta ai consumatori (EU, 2013). 

In un contesto come quello attuale, dove la salvaguardia dell’ambiente e delle risorse naturali è un’attività necessaria per dimostrare la responsabilità di impresa, adottare la Water Footprint significa abbracciare un modello innovativo che supporta la competitività nei mercati nazionali ed internazionali.